Processo perpetuo

“E’ una vita che non ci vediamo”, ha scherzato ieri Bibi Netanyahu accogliendo il sempre mobile segretario di stato americano, John Kerry, nella sua decima visita nella regione dall’ennesimo inizio dei negoziati fra israeliani e palestinesi. E’ stato l’unico momento di leggerezza in un clima altrimenti appesantito dai segnali negativi su un processo di pace che Barack Obama ha rilanciato con ostinazione dopo i fallimenti del primo mandato.
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New York. “E’ una vita che non ci vediamo”, ha scherzato ieri Bibi Netanyahu accogliendo il sempre mobile segretario di stato americano, John Kerry, nella sua decima visita nella regione dall’ennesimo inizio dei negoziati fra israeliani e palestinesi. E’ stato l’unico momento di leggerezza in un clima altrimenti appesantito dai segnali negativi su un processo di pace che Barack Obama ha rilanciato con ostinazione dopo i fallimenti del primo mandato. “Considerate le parole e le azioni dei palestinesi abbiamo dubbi sul fatto che davvero vogliano la pace”, ha detto Netanyahu, ricordando le mancate condanne di Abu Mazen alle azioni terroristiche contro obiettivi israeliani. Il premier ha detto che i leader palestinesi “incitano all’odio contro gli israeliani” e ha ribadito che il riconoscimento del carattere ebraico dello stato d’Israele rimane una delle precondizioni per dialogare. Che la cura intensiva di Kerry e dell’inviato della Casa Bianca, Martin Indyk, stia dando risultati impalpabili si legge nel rinvio soltanto tattico dell’annuncio di nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania. Netanyahu avrebbe dovuto confermare martedì la costruzione di 1.400 nuove abitazioni ma all’ultimo ha chiesto al ministro delle Costruzioni, Uri Ariel, non di sospendere, ma semplicemente di rimandare la cerimonia alla prossima settimana, quando Kerry avrà girato l’angolo.
Mentre il segretario di stato arrivava a Gerusalemme, il ministro dell’Interno e numero due del Likud, Gideon Saar, ha invece guidato una delegazione nella Valle del Giordano, il conteso confine con i Territori e la Giordania, per la posa della prima pietra di un nuovo insiediamento israeliano. Il ritiro dell’esercito dalla valle è uno dei punti su cui Kerry vorrebbe portare le trattative, ma il gesto di rivendicazione del governo israeliano non è il modo migliore per segnalare la disponibilità al dialogo. Per tutta risposta l’Autorità nazionale palestinese ha annunciato un investimento simbolico da 4 milioni di dollari per sviluppare infrastrutture e progetti agricoli. Kerry promette che nella visita di quattro giorni lavorerà con le parti con intensità mai vista, nonostante l’accoglienza non sia stata memorabile.